" Diventa compito di noi architetti costruire i nuovi strumenti e i nuovi algoritmi capaci di produrre i complessi ambienti necessari alla nostra attuale condizione......."
Peter Eisenman
La scelta di riferirmi a Eisenman è stata dettata dall'approccio progettuale sul quale egli basa il suo operato, che inconsapevolmente ho seguito nel mio percorso di studio. Essendo la prima volta che "mi scontro" con il suo pensiero, ho approfondito il masterplan del quartiere di Rebstock per cercare di riuscire a delineare la complessità della riflessione architettonica. Eisenman occupa nella scena mondiale una posizione di rilievo, non solo come architetto progettista ma anche come architetto intellettuale che lo portano a sperimentazioni applicando studi di altre discipline ( fa riferimento alla matematica, nel Rebstock riprende la teoria delle catastrofi elementari di Renè Thom, oppure alla cultura filosofica antica e contemporanea, Platone e Derrida). La lettura del quartiere (450 mila mq) induce alla comprensione del metodo suggerito da Eisenman che
nn è semplice applicazione di regole, ma è costruzione, evoluzione e ideazione: alle 3 griglie prefissate ne associa una ideale creata da parametri mentali e ne sviluppa un altra ancora per il trattamento dell'edificato; è forse questo passaggio che in me rendeva inspiegabile l'atteggiamento progettuale dell'architetto.
Componente di spicco dei FIVE, Peter Eisenman si inserisce nel panorama mondiale dell'architettura come ideatore e teorico di una nuova sintassi progettuale.
Le considerazioni fatte per confutare il movimento moderno, nate all'interno del gruppo e sopratutto dettate dal contesto storico, segnano profondamente i processi ideativi dell'architetto: portare alla luce
"i meccanismi di legittimazione dell'opera".
La comprensione di tale metodologia può essere basata sulla ricerca delle operazioni che Eisenman compie nel progetto urbano di Rebstock Park a Francoforte (1990), che possono essere traslate anche su altre opere.
L'architetto interviene con processi di piegatura (folding), innesto (graft) e riduzione/allargamento (scaling).
Situato nella zona occidentale della città, il nuovo quartiere è elaborato secondo l'idea di Griglia e di Tessuto. In contrasto con le tradizionali progettazioni urbane, Eisenman basa il disegno sul principio della continuità degli spazi: tutti gli elementi della composizione devono interagire globalmente in una maglia pensata anche funzionalmente. Tre sono gli "sterri" urbani che entrano in tensione deformando e piegando le linee perpendicolari, direttrici per eccellenza sin dai tempi degli impianti romani, in una serie di spezzate. La prima griglia (ortogonale) deriva dal sistema del geografo Mercatori, la seconda dal sistema di una zona adiacente all'area, l'ultima ricavata dai confini del settore di progetto.
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Creazione di due maglie ortogonali. La più grande è matrice di una più piccola |
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| Le tre griglie insieme. |
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Creazione di uno sterro "su carta" nn riscontrabile nel contesto limitrofo. |
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Connessione dei punti con le altre griglie. Divisione in campi. |
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Definizione delle linee di forza (strade, accessi, corsi d'acqua) che seguono le linee del sito. Confine definito dagli edifici. |
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| Risultato: rete trimensionale |
L'edificato (con tipologia a corte aperta) si deforma planimetricamente seguendo l'andamento del "sistema griglia", ma si articolano nell'alzato sotto l'impulso di nuove forze: il blurring.
Lo sfocamento (il blurring) è legato fortemente al concetto di spazio/tempo o per meglio dire al movimento.
Quando si parla di velocità e/o movimento è immediato il riferimento con la corrente italiana futurista alla quale Eisenman si interessa. Il concetto di non luogo temporale/spaziale è assimilabile a
Chora, termine greco a cui neanche il filosofo Derrida sa dare una traduzione univoca (
"lasciamo il nome di chora al riparo da qualsiasi traduzione"), ma per Eisenmann è l'onda del mare. La prima applicazione sulle architetture di quest'ultima concezione è in Casa Guardiola a Santa Maria del Mar (1988): la forma a L dondola, vibra, ruota sia nell'alzato che in pianta, ricavando un percorso fisico e astratto che attraversa globalmente l'edificio.
Con l'idea del percorso si può far riferimento ai principi del Between e dello Scaling, due tematismi ripresi e affrontati nella sfida progettuale per il nuovo centro delle arti di Cincinnati (1988/98)
L'intenzione di riorganizzare l'esistente e l'edificazione di nuovi spazi comporta in una prima fase la costruzione di una struttura ondulatoria, che si snoda tra il vecchio fabbricato e il terreno, e nella seconda fase la duplicazione e rotazione delle due geometrie, che si riflettono e si proiettano modificando il contesto del sito.